Al fine di agevolare gli Iscritti nel mantenimento di efficaci presidi di prevenzione del riciclaggio e finanziamento del terrorismo, il Consiglio Nazionale informa che l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) ha recentemente pubblicato il Quaderno dell’antiriciclaggio n. 29 (luglio 2025), dal titolo “Le liste dei paesi a rischio di riciclaggio: analisi e valutazioni”, che rappresenta un’importante guida per comprendere il funzionamento e la rilevanza delle blacklist internazionali, europee e nazionali nell’ambito della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Nel Quaderno - di cui si consiglia una attenta lettura per l’aggiornamento professionale e per l’adeguamento delle procedure interne di studio - si evidenzia che le blacklist ufficiali – come quelle predisposte dal GAFI, dalla Commissione europea, dal Consiglio dell’UE e dal Ministero delle Finanze italiano – rappresentano strumenti fondamentali per orientare l’analisi del rischio da parte dei soggetti obbligati, tra cui i Commercialisti, tenuti ad adottare misure di adeguata verifica rafforzata nei confronti di soggetti e operazioni connessi a Paesi inclusi in tali liste.
Al contempo, come si legge nel Quaderno, nella valutazione del rischio estero si dovrà tenere conto anche di altri indicatori - come il Basel AML Index o gli indici del Tax Justice Network - che integrando valutazioni su corruzione, opacità finanziaria, attrattività dei sistemi bancari e regimi fiscali privilegiati, forniscono ulteriori elementi utili, nonché dei cosiddetti fattori di prossimità, ossia la vicinanza geografica, culturale e commerciale tra Paesi, in grado di influenzare significativamente la scelta delle giurisdizioni per i trasferimenti di flussi finanziari illeciti e/o l’occultamento di fondi.
Alla luce di quanto sopra, i Commercialisti - obbligati a adottare misure di due diligence rafforzata nei casi in cui siano coinvolti Paesi inclusi nelle blacklist - sono invitati a:
- monitorare con costanza gli aggiornamenti delle liste ufficiali;
- integrare le valutazioni con indicatori privati affidabili;
- considerare nei propri modelli di rischio anche le peculiarità legate al contesto nazionale e alla prossimità dei Paesi coinvolti.
